"Una cosa importante, gente, per favore a casa: la squadra deve segnare. Non TU devi segnare."
Con queste parole Thierry Henry ha trasformato un commento in studio in qualcosa di molto simile a un verdetto tattico sul Mondiale 2026 del Portogallo, pronunciato dopo il deludente 1-1 contro la Repubblica Democratica del Congo. Roberto Martínez, ct del Portogallo, continua a difendere in pubblico la sua stella, ma il grande ex francese – e una fetta sempre più ampia di tifosi – dice ormai apertamente ciò che prima si sussurrava appena: il capitano sta frenando la sua stessa squadra.

Di fronte ai gol meravigliosi che illuminano il torneo firmati Lionel Messi, Kylian Mbappé ed Erling Haaland, Ronaldo, 41 anni, sembra un uomo che si sforza di tenere il loro ritmo, e quello sforzo offusca le sue scelte e corrode l'intesa della squadra. Secondo la lettura di Henry, i movimenti senza palla di Cristiano soffocano gli spazi di cui hanno bisogno i compagni – Bruno Fernandes su tutti – e questo unico difetto si propaga fino a generare problemi sistemici in tutto l'attacco del Portogallo.
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La scelta è scomoda e la verità ancora più indigesta. Questa squadra riuscirà finalmente a ricavare il massimo dalla sua generazione d'oro, o è destinata a restare ostaggio dell'ombra del proprio capitano?




