Il 18 dicembre 2022, al Lusail Stadium, Lionel Messi crollò in ginocchio. Dopo aver battuto la Francia ai rigori, alzò l'unico trofeo che mancava alla sua carriera e pose fine all'attesa di 36 anni dell'Argentina. Quella notte sembrava il finale naturale. Eppure, a quasi quattro anni di distanza, Messi sta tornando in campo: 39 anni, inserito nella lista dei 26 convocati dell'Argentina per il sesto Mondiale, un record. Solo pochissimi giocatori sono arrivati a sei partecipazioni. Un bottino che ora lo mette alla pari di Cristiano Ronaldo.

L'ultimo Mondiale di Messi

Tornano i campioni in carica

L'Argentina arriva in Nord America con due corone in tasca. Al Mondiale 2022 ha aggiunto i titoli continentali del 2021 e del 2024: l'Albiceleste è contemporaneamente campione del mondo e del Sudamerica. Dal 1962 nessuna nazionale può vantare due Mondiali consecutivi. Se la squadra di Lionel Scaloni ci riuscirà, sarà soltanto la terza nella storia a riuscirci, dopo Brasile e Italia.

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Le qualificazioni sono filate lisce, con l'Argentina in vetta alla classifica della CONMEBOL. Si colloca nelle zone altissime delle gerarchie, ma non proprio al vertice: per i bookmaker ha circa una possibilità su dieci di alzare il trofeo, con Spagna e Francia leggermente avanti. L'Albiceleste esordisce nel Gruppo J, dove l'attendono Austria e Giordania, e gioca la prima partita il 16 giugno contro l'Algeria all'Arrowhead Stadium. La finale si disputerà il 19 luglio al MetLife Stadium.

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L'uomo dei record

La storia di Messi ai Mondiali è ormai una categoria statistica a sé. Con 26 presenze è il giocatore più esperto che la competizione abbia mai visto e, per minuti giocati, domina la classifica. I suoi 13 gol con la maglia dell'Argentina sono più di quelli segnati da qualsiasi altro giocatore nelle fasi finali, un bottino che vale il quarto posto nella classifica all'time della competizione.

Ha segnato in cinque edizioni diverse, dal 2006 al 2022, e in Qatar è diventato il primo giocatore di sempre a timbrare il cartellino in ogni fase di un singolo torneo, dalla fase a gironi fino alla finale. Per presenze e per gol ha già superato Diego Maradona. Il Pallone d'Oro, assegnato al miglior giocatore del torneo, è andato a Messi due volte, nel 2014 e di nuovo nel 2022, un'impresa che nessun altro ha eguagliato. Sommando gol e assist si arriva a 21, come Pelé.

Hristo Stoichkov ne aveva inquadrato la dimensione molto tempo fa. «Dicevano che per fermarmi servisse una pistola», ha osservato il bulgaro. «Oggi per fermare Messi serve una mitragliatrice». Maradona, da parte sua, lo definì il suo erede.

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Il leader di 39 anni

Messi compirà 39 anni durante la fase finale del 2026. I problemi muscolari gli hanno tolto parte dell'esplosività di un tempo e un colpo rimediato con l'Inter Miami ha provocato un breve allarme, rivelatosi però di poco conto: le condizioni del capitano non sono in discussione. A fine marzo, sul celebre terreno della Bombonera, ha segnato in un'amichevole contro la Zambia.

Scaloni ha posto fine alle voci e ha inserito il suo capitano nella lista definitiva, anche se il ruolo preciso resta aperto: partire titolare tra gli undici o entrare per risolvere i momenti che cambiano una partita. Alcuni esperti si aspettano che Messi diventi sempre più un supersub, di quelli che decidono le gare con un paio di passaggi o una punizione. Il ct affronta la questione di petto. «Dal punto di vista fisico le cose cambiano, non solo per Messi ma per tutti», ha detto. Il titolo, ha aggiunto Scaloni, non ha spento la fame di vittorie di Messi, gli ha semplicemente dato serenità. «Gli ha dato una realizzazione completa», ha riflettuto.

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Una nuova guardia attorno a Messi

La squadra che ballava in Qatar è cambiata. Ángel Di María, uno dei grandi protagonisti della finale, ha già lasciato la nazionale. Il centrocampo e l'attacco ora appartengono a Enzo Fernández, Julián Álvarez, Lautaro Martínez e Thiago Almada, mentre il giovane Nico Paz si sta ritagliando uno spazio tra i leader senza il minimo tentennamento.

In questa squadra il valore di Messi non si misura più soltanto in gol e assist: è la bussola che tutti seguono. Di María, che per anni gli è stato al fianco, lo ha spiegato meglio di chiunque altro. «Non è umano. Non può esserlo. È un alieno», ha detto, aggiungendo che giocare accanto a Messi resterà il ricordo più bello della sua carriera. «La cosa più bella che avrò da ricordare è aver giocato con Leo».

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Un Messi liberato

Dopo il Qatar qualcosa di fondamentale è cambiato in Messi. Jorge Valdano lo ha riassunto in una frase. «Si vede la felicità che ha Leo: è liberato», ha osservato.

La pressione che lo ha accompagnato per tutta la carriera è scomparsa per sempre in quella notte di Lusail. Ora gioca non perché deve, ma perché vuole, perché gli dà gioia. Per Ronaldinho, al fianco del quale Messi mosse i primi passi al Barcellona, il posto del giocatore nella storia del calcio è già scritto: quando si ritirerà, «il calcio, non solo il Barcellona, dovrebbe ritirare la maglia numero 10».

Gianluigi Buffon, intanto, ricorda ancora la strana sensazione provata la prima volta che incontrò l'argentino. «Dovevo accertarmi che fosse umano come noi», ha ammesso. Il 16 giugno, contro l'Algeria, Messi metterà di nuovo alla prova quel dubbio.