Nel mondo ad altissima tensione della Formula 1 il dominio in pista è fragile, e oggi non c'è esempio più evidente della Red Bull Racing. Dopo aver perso il capo progettista Adrian Newey, passato all'Aston Martin nel 2024, e il team principal Christian Horner a metà 2025, la squadra di Milton Keynes si trova ora davanti a una terza possibile partenza che farebbe impallidire le prime due: quella dello stesso Max Verstappen.
Al centro delle voci c'è una "clausola d'uscita" reale e ben documentata, insieme a una stagione 2026 cominciata in modo disastroso per il quattro volte campione del mondo.

La scia degli addii
SponsorizzatoLe crepe in casa Red Bull avevano cominciato a vedersi ben prima del 2026. Adrian Newey, il genio progettuale dietro tutte le Red Bull iridate dal 2010 al 2024, è passato all'Aston Martin, dove sta preparando la nuova monoposto del team britannico per il regolamento 2026. Il direttore sportivo Jonathan Wheatley è andato alla Sauber/Audi. Il progettista Rob Marshall è approdato alla McLaren. Poi, nel luglio 2025, dopo mesi di turbolenze interne seguite all'indagine del 2024 per comportamento inappropriato e a una lotta di potere con Jos e Max Verstappen, Christian Horner è stato licenziato dopo 20 anni da team principal. Ha lasciato ufficialmente la squadra il 22 settembre 2025 con un accordo di separazione che varrebbe, secondo indiscrezioni, circa 80 milioni di sterline.
Il suo sostituto è Laurent Mekies, il francese che in precedenza guidava la squadra junior Racing Bulls. Mekies è un leader di tipo diverso rispetto a Horner: con un'impronta da ingegnere, prudente con i media e lontano dal ruolo di lobbista pubblico. Se questo stile sia ciò di cui Verstappen ha bisogno o ciò a cui si oppone è uno degli interrogativi centrali della stagione in corso.
Il fattore "GP": un pacchetto unico
Il rapporto tra Verstappen e il suo ingegnere di pista Gianpiero "GP" Lambiase è diventato il punto di riferimento assoluto nel dialogo tra pilota e ingegnere. Le loro comunicazioni radio, dirette e senza fronzoli, sono state la base dei successi iridati di Verstappen.
Secondo fonti interne all'ambiente, se Verstappen dovesse attivare l'uscita non partirebbe da solo. L'ipotesi che "GP" segua Max in una squadra rivale sarebbe più di un semplice cambio di personale: per la Red Bull significherebbe una perdita catastrofica di know-how interno. Per qualsiasi team intenzionato a ingaggiare l'olandese, assicurarsi Lambiase sarebbe essenziale quanto firmare il pilota stesso.
Anatomia della clausola d'uscita
A differenza della maggior parte delle clausole contrattuali nella F1 di vertice, il meccanismo d'uscita di Verstappen è ormai ben documentato da diverse testate autorevoli — Sky Sports F1, ESPN, Motorsport.com, RacingNews365 — ed è più preciso di gran parte delle indiscrezioni.
La clausola è legata a un unico parametro misurabile: la posizione in classifica alla pausa estiva. Nel 2025 la soglia era la terza posizione: Verstappen ha chiuso comodamente al di sopra e la clausola non è scattata. Per il 2026 la soglia si è alzata alla seconda posizione. Se alla pausa estiva (dopo il Gran Premio d'Ungheria, a fine luglio) Verstappen sarà terzo o più indietro nel Mondiale piloti, avrà il diritto di lasciare il suo contratto — che formalmente scade a fine 2028 — senza dover pagare alcuna penale. La finestra per attivarla va da agosto a ottobre.
La clausola sarebbe stata inserita nel contratto anni fa per via della "apprensione di lunga data" di Verstappen nei confronti del regolamento 2026, che già nel 2023 aveva avvertito non avrebbe prodotto il tipo di gare che voleva disputare.

La realtà del 2026
Le distrazioni fuori dalla pista non sono più il tema principale: lo è il crollo in pista. Dopo tre weekend di gara Verstappen è nono nel Mondiale piloti con 12 punti. La Mercedes, con George Russell e Kimi Antonelli, ha aperto la nuova era con doppiette consecutive. La prima power unit sviluppata in casa dalla Red Bull, realizzata con Ford, ha già causato ritiri per problemi di affidabilità sia a Verstappen (guasto al raffreddamento dell'ERS a Shanghai) sia al compagno di squadra esordiente Isack Hadjar (Melbourne).
Per un pilota che dai tempi della Toro Rosso non si era mai qualificato fuori dai primi tre a inizio stagione, il nono posto ad aprile non è solo una partenza lenta: con l'attuale andamento, è l'attivazione della clausola d'uscita al rallentatore.
Ritiro, non solo trasferimento
Ciò che rende la situazione del 2026 diversa dalle precedenti voci su un passaggio di Verstappen alla Mercedes è che lasciare la Red Bull potrebbe non significare affatto approdare in un'altra squadra. Dopo il Gran Premio del Giappone, Verstappen ha detto apertamente a BBC Radio 5 Live di stare valutando di abbandonare del tutto questo sport. Ha definito il nuovo regolamento "una barzelletta" ed è in trattative attive con la FIA per possibili modifiche alle regole per il 2027. ESPN ha riferito che sul tavolo c'è anche l'ipotesi di un anno sabbatico.
La Mercedes, la destinazione più naturale, ha di fatto chiuso la porta per il 2026: George Russell è sotto contratto fino al 2027, Kimi Antonelli fino al 2029, e Toto Wolff ha dichiarato pubblicamente che non c'è "assolutamente alcun motivo" per pensare a un cambio di formazione.

Il verdetto
La fortezza Red Bull che sotto Horner ha conquistato otto titoli piloti e sei Mondiali costruttori ha perso il suo progettista, ha perso il suo team principal e ora rischia concretamente di perdere il suo pilota: a favore di una rivale, del ritiro o dell'ignoto. Mekies ha settimane, non mesi, per convincere Verstappen che l'era post-Horner valga la pena di restare.
Se i numeri della clausola d'uscita reggeranno — e al momento stanno reggendo — il dominio decennale della Red Bull non finirà con un singolo momento drammatico, ma con una firma silenziosa su un modulo di svincolo tra agosto e ottobre 2026.




